RECENSIONI

Si può amare qualcuno che non c’è?

today11 Aprile 2025 664 10 3

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Ci sono pochissimi privilegi per chi lavora in teatro come me, impegnato più a comunicarlo che a viverlo. Ma c’è poco da fare, quei piccoli rari privilegi valgono tutti gli sforzi del mestiere, come osservare uno spettacolo dal fondo del palcoscenico, accanto a una regia che respira con i suoi attori in scena, assistendo a note e suggerimenti dal vivo non visti dal pubblico.

Al Teatro Biblioteca Quarticciolo, per i vent’anni di attività della compagnia Menoventi, è andato in scena Entertainment, uno spettacolo candidato a ben due premi Ubu per il miglior testo straniero (del drammaturgo polacco Vyrypaev) e per il miglior interprete (un credibile Francesco Pennacchia). Una commedia “all’italiana” che riscopre il piacere di raccontare una storia, di assenza, di finzione, di intrattenimento, sì, tutto quello che volete, ma una storia d’amore.

La storia d’amore dei protagonisti, un uomo e una donna che si siedono sulle poltroncine rosse del Quarticciolo per assistere a una messa in scena; la storia d’amore per cui i due personaggi hanno pagato il biglietto e che vediamo attraverso i loro occhi e le loro imitazioni, che si e ci confondono in una spirale di riflessioni in cui la narrazione si sviluppa senza mai perdere coerenza e vigore; la storia d’amore di Gianni Farina per il teatro e il suo doppio.

Questo Amore prende l’avvio da un quesito che sembra semplice, quasi retorico, pleonastico, appendice e insieme epilogo di un ragionamento destinato a fallire nei cliché cari a tanta drammaturgia contemporanea. Ma il fiuto di Teodoro Bonci del Bene, che ha fatto scoprire questo testo polacco con la sua traduzione alla compagnia, non ha fallito e infatti per Gianni Farina è stato amore a prima lettura! Una domanda che risuona come un’eco per l’intera pièce. Si può amare qualcuno che non c’è? Un marito ama una moglie assente, una donna ama il ricordo di qualcuno che non fa più parte della sua vita mentre l’amore presente in carne, ossa e intrattenimento è ingombrante, vivido e rumoroso, come un treno che, una volta perso, non passerà mai più.

 

L’amore di cui i protagonisti fruiscono comodamente seduti in platea, in un ribaltamento intrigante della prospettiva scenica, è a detta dell’uomo “intrattenimento”, ma anche l’amore vissuto dai protagonisti lo è per il pubblico seduto sul palco, eppure, il passa-tempo è vittima del suo inesorabile corso scandito in minuti e frazioni di secondi. Ma forse sto solo giocando con la definizione italiana del termine, scimmiottando la Treccani.

Il titolo originale è in inglese, e allora decido di passare all’Oxford dictionary (a ciascuna lingua il suo) e la definizione recita:

the action of providing or being provided with amusement or enjoyment

Dare o ricevere piacere in un tempo scandito da una -ing form che potrebbe durare in eterno. Un sostantivo che è azione, come l’amore, una forza che per definizione scientifica non può manifestarsi senza che gli elementi coinvolti siano presenti. E soloquelli coinvolti nel suo svolgersi qui e ora nella condivisione delle dimensioni elementari dello spazio e del tempo. Perché non si possono servire due padroni, recita solennemente Pennacchia in un monologo, che a tratti suona un Ezechiele 25,17 (i veri intenditori capiranno), e che invece è una chiave di lettura intesa da Farina per permettere all’utente italiano di riconoscere facilmente una filosofia dell’Amore basata sull’assenza e sulla negazione di sè, quella del Vangelo di Matteo.

Solo chi non c’è ama ma non si può amare qualcuno che non c’è, è questo il messaggio che si tende in un infinito tentativo di finale, un rotor fatto gag, dalla comicità semplice quanto riuscita, sulle note di Ennio Morricone, in un lento fade-out di luci e suono che ci illude che la linea narrativa dell’intrattenimento non si chiuderà mai. L’amore è negativo, odia il narcisismo e l’ego, ragiona per sottrazioni presenti a sè stesse, perché l’Essere non può Non Essere, perché l’oggetto del nostro affetto non può essere contemporaneamente esso e il suo contrario, insieme. Non si possono servire Dio e il denaro, contemporaneamente, scrive Matteo, non si possono servire l’Esserci e il Non esserci, il presente e il passato, scrive Vyrypaev.

In un tempo di guerre e confusioni in cui idolatriamo tutto e il suo contrario, assuefatti a contraddizioni che abbiamo imparato ad assimilare come lo sciroppo dopo una settimana di cura, e stiamo perdendo il valore delle parole come in ogni crisi umana che si rispetti, Gianni Farina stravolge le nostre comodità, ci toglie le poltroncine del teatro e da una nuova prospettiva ci mette di fronte all’insensatezza dei nostri tradimenti di senso; ci ricorda che il tempo dell’amore è sempre, che una commedia romantica non è sinonimo di frivolezza, che l’intrattenimento è la forma di amore che ci permette di dare e di ricevere piacere all’infinito.

Ma si può intrattenere qualcuno che non c’è?

Scritto da: Rotopalco

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