
Un tempo, “rischio culturale” significava anche esporsi: a un fallimento, a una contestazione, a un incontro reale con il pubblico. Oggi sembra essere diventato un gioco di prestigio semantico, utile nelle dichiarazioni programmatiche, ma inafferrabile nella prassi quotidiana di chi la cultura la amministra, la produce o la racconta.
E SE OGGI “RISCHIO CULTURALE” FOSSE SOLO UN’ALTRA FORMULA IN PASTO AI REPORT MINISTERIALI, MENTRE IL SISTEMA TEATRALE IMPLODE TRA AUTOESCLUSIONE, COMUNICAZIONE FALLACE E PUBBLICO PERDUTO?
Senza spettatori, del resto, anche il primo vero finanziatore – lo sbigliettamento – scompare. E allora sì, il teatro, quando non genera dialogo né desiderio, corre il rischio più grande, quello di diventare invisibile.
Ma le responsabilità, come sempre, non sono mai in una sola direzione.
Sorgente: https://rotopalco.com